Presentazione di:

+ Raffaele Nogaro

Enzo Battarra

Francesco Canestrini

Massimo Cacciari

 

La Mostra

 

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La grandiosit dei monumenti, la suggestione creata dal rapporto tra architettura e ambiente naturale, affascinano da sempre gli artisti, che spesso ne amano ritrarre scorci intensi e particolari significativi, riproponendo alla nostra attenzione (spesso distratta) realt che sono parte della vita quotidiana ma al tempo stesso momenti fondamentali della storia della nostra civilt.

E proprio dellartista fornirci uno spunto di riflessione, unoccasione dalla quale partire per indagare sul potere introspettivo suggerito da unimmagine, e sulle sensazioni che ognuno associa al ricordo di un luogo noto.

Ed indubbiamente San Leucio uno dei siti di maggiore intensit storico-artistica della nostra terra, in grado di coinvolgere (o sconvolgere) sia lesperienza del cultore darte sia quella dello storico che quella del politico. Si tratta infatti di unicum monumentale che accoglie in s: il sorgere di una citt ideale basata sulla nuova civilt industriale, la redazione di un codice che regola la vita sociale della Colonia, la progettazione di forme architettoniche ispirate a modelli di sviluppo del tutto originali, la pianificazione di un vasto territorio nel quale agli opifici si affiancano nuove culture con le quali sperimentare nuove tecniche agrarie, ed infine una vasta produzione tessile, di alta qualit, arricchita dalle esperienze di operai provenienti dal nord Italia e da paesi esteri.

Di tutto questo la vicenda artistica di Battista Marello testimonianza; in ogni sua creazione si distingue, come elemento di continuit, un riferimento costante allesperienza leuciana: alledificio del Belvedere, evocato anche per frammenti visivi e per particolari decorativi, alla produzione della seta componente di forte intensit ed identit cromatica, alla complessit del disegno colleciniano intrecciato alle vicende della limitrofa Reggia e del condotto Carolino.

Le immagini di Battista Marello hanno, insomma, un forte potere evocativo frutto di unapprofondita conoscenza dei luoghi, dovuta ad una preziosa serie di indagini storiche ma al tempo stesso vissuti nelle esperienze quotidiane del paesaggio da una fase di profondo degrado del complesso del Belvedere ad un raffiorare dellimmagine originaria attraverso un complicato intervento di restauro, ancora non ultimato.

Ed proprio nella documentazione del degrado, conservato come segno essenziale nel vetro rotto che si sovrappone allimmagine in bianco e nero della filanda, cos come nelle ciminiere dalle quali fuoriescono volute barocche di fumo o nel ripetersi delle decorazioni mistilinee tardo settecentesche, che ciascuno di noi pu cogliere lessenza e la complessit di riferimenti del monumento leuciano.

Chi rispetta i monumenti e cerca di studiarli, per comprenderne le caratteristiche, non pu non emozionarsi nel ripercorrere, attraverso lopera di Battista Marello, tutte le vicende di un complesso, visto da differenti angolazioni, ma sempre presente, in forma poetica, allinterno delle composizioni, quasi a rimarcare una precisa identit, un riferimento storico allutopia di una citt di eguali, quasi a voler riaffermare un ideale che ritorna costantemente nella storia meridionale.

La visione surreale di una nuvola di fumo che uscendo da una ciminiera si staglia sullazzurro del cielo e sul verde della collina, il particolare sinusoidale di una ringhiera in ferro battuto, la veduta attraverso le grate di un antico cancello, i colori accesi che segnano le ultime composizioni, sono lindizio di un rapporto forte e costante con una realt estremamente viva e ricca di significati, realt con la quale, e questo credo sia uno dei messaggi che Marello ci vuole trasmettere, tutti noi dobbiamo confrontarci sia per riconoscerla come parte importante della nostra storia sociale sia per assicurarle un futuro che continui a indicarla come simbolo di quella citt di uguali ancora lontana da realizzare.

Francesco Canestrini

 sanleucionline 2000